600 LICENZIATI ALLA SAN LORENZO DIVENTANO CASO MEDIATICO
June 14th, 2007 | by Redazione Bloglavoro |
San Lorenzo fa l’elemosina ai poveri, affresco del Beato Angelico, 1447-50
Immagine tratta da Italica di Rai International, copyright di Rai International.
Un giorno mi trovavo in coda, bloccato senza sapere il perché, a Sesto San Giovanni, ex zoccolo duro dell’industria milanese. All’altezza della vecchia storica fabbrica XY, inizio a vedere gli striscioni, i manifesti e gente ferma che protesta. Penso alla solita manifestazione e mi rassegno avvisando l’ufficio del ritardo inevitabile. Scendo dalla macchina, ormai siamo tutti bloccati e osserviamo chi spazientito e chi rassegnato il blocco dei dipendenti della XY. Passa una signora sulla cinquantina e mi piazza in mano un foglio, non ricordo se della CGL o qualche altra sigla sindacale. Sarà che sembrava mia madre e mi si è stretto il cuore all’idea di mia madre in odore di cassaintegrazione che cerca di spiegare le sue ragioni a sbuffanti trentenni con master in economia, fatto sta che le ho chiesto gentilmente per cosa protestavano. Mi ha spiegato che la XY in quel momento stava lasciando a casa non ricordo quante persone in mobilità, poche comunque. Ha aggiunto che contestualmente la stessa ditta stava indicendo un concorso a premi con in palio anche una Porche Carrera che in quel momento costava come gli stipendi di tre anni della gente che volevano lasciare a casa. Alla sera guardai il TG regionale apposta per vedere cosa dicevano e con stupore non dicevano proprio nulla, nemmeno che avevano scioperato. Fine delle notizie. I prodotti della XY non li compro più da quel giorno.
Veniamo a oggi. Leggo di questi 600 licenziamenti alla S.Lorenzo di Imperia. Non è una novità e nemmeno un caso unico in Italia. Dopo l’avvento della nuova normativa e dei controlli voluti dall’attuale governo che impediscono di fatto l’assunzione di operatori telefonici con contratti a progetto non è raro imbattersi in questo tipo di notizie. Dare informazioni sui prodotti o fare telemarketing non è inquadrabile come progetto ma come lavoro dipendente e la prima conseguenza pratica è che quando arriva l’ispezione, i contratti co.co.co. e co.co.pro. vengono convertiti automaticamente in tempo indeterminato, pena il pagamento di pesanti sanzioni che sono poi i contributi INPS non versati durante gli anni in cui invece del regolare contratto a tempo indeterminato è stato utilizzato impropriamente il contratto a progetto. Però più spesso vengono sospesi tutti i contratti e il call centre spostato in un paese con meno vincoli contrattuali come Irlanda e Romania, dove è possibile riattivarlo con le medesime modalità contrattuali contestate in Italia. Non è raro quindi che dopo un’ispezione i call center chiudano le loro sedi italiane e riaprano in altri paesi. Fin qui niente di nuovo.
La cosa che ci sembra però rilevante questa volta è il botta e risposta sulla rete tra la Società che viene additata come colpevole, gli organi di stampa che hanno diffuso la notizia e i blog che accolgono le storie e le proteste di licenziati ed ex dipendenti di questa società. Sicuramente la stampa italiana non eccelle per limpidezza e autonomia, ma un panorama così ampio di opinioni e un botta e risposta quasi in diretta tra datore di lavoro e dipendenti può fornire qualche elemento in più. Non dibattiamo su torto e ragione tra la Società in questione e gli ex dipendenti, sono questioni che non competono sicuramente a noi, ma vorremmo sottolineare questo nuovo modo mediatico di dare e leggere notizie che forse offre un panorama più ampio rispetto al trafiletto sul giornale. Chissà, magari, se quella dipendente della XY avesse usato internet…
Di seguito riporto alcuni estratti dalla bagarre internettiana dei giorni scorsi. Il consiglio sarebbe leggere tutto per intero e farsi un’idea personale libera dalle simpatie e militanze abitudinarie
La notizia su Il Secolo XIX a cura di Natalino Famà
Dieci milioni di euro di contenzioso, venti miliardi circa di vecchie lire tra contribuzioni e previdenze evase. Sarebbe questa la cifra contestata da Inps e Ispettorato del lavoro alla San Lorenzo srl, l’industria alimentare imperiese che ha deciso di cancellare dall’Italia il suo call center e così licenziare in un colpo 600 persone. La mega-sanzione (interessi compresi) sarebbe risultata al termine di un’ispezione eseguita da entrambi gli organi di controllo, volta appunto ad accertare la posizione degli addetti ai vari call center, tutti inquadrati come collaboratori: invece, secondo Inps e Ispettorato, lavoratori subordinati, cioè dipendenti. La pesantissima contestazione sarebbe anche la ragione per la quale l’amministrazione della San Lorenzo il mese scorso avrebbe deciso di chiudere tutto il “centralone” nazionale trasferendo il servizio ai clienti in Romania, non con il nome di San Lorenzo ma sotto l’egida di una società creata “ad hoc”, la Remarc s.r.l. (continua)
La nostra organizzazione è strutturata in uffici dotati di sistema informatico per l’emissione di chiamate (outbound) dove all’interno operano dei collaboratori che svolgono la funzione di venditori.
Questi venditori sono contrattualizzati come cocopro e godono di loro autonomia .
Sono pagati a compenso sulle vendite (come tutti i venditori) e il loro guadagno può oscillare dai 400 euro ai 2500 euro a seconda del tempo che possono dedicare, della qualità e delle capacità personali di venditori, ai quali si aggiungono i contributi previdenziali INPS e di INAIL come da legge.
La maggior parte di questi venditori (oltre il 95%) è composto da donne, quasi tutte madri di famiglia di età superiore ai 35 anni (oltre il 60% ha più di 45 anni) che hanno scelto questa tipologia di lavoro perché si addice alle esigenze di coniugare il lavoro alla loro vita di madri.
Questa organizzazione funzionava perfettamente.
Poi invece è arrivata la doccia fredda, per l’INPS sono da considerarsi subordinati. Per noi no , riteniamo sia indispensabile la flessibilità di orario,sono gli stessi collaboratori che la chiedono.
A chiusura delle scuole, oltre il 35% dei nostri collaboratori riduce o sospende la sua attività di lavoratori per meglio accudire i figli in vacanza scolastica.(continua)
La testimonianza di una ex dipendente e la discussione nata sul blog di Samuele Silva
[...] Questo tizio, il personaggio che mi aveva fatto il colloquio, mi aveva spiegato che arrivare a fatturare cinquanta milioni di lire al mese (il minimo che richiedevano) era davvero facile. Tutti clienti già acquisiti. Bisognava solo rinnovare gli ordini, magare convincerli a provare qualche novità. Dodici litri d’olio invece di sei. Magari il D.O.P. che costa quasi il doppio… e con un pò di pratica ecco che i gradini di settanta, ottanta e novanta milioni, diventavano facilmente raggiungibili [...] Da qualche giorno cominciavo ad essere più sbrigativa, e quando sentivo che il cliente non voleva comprare tagliavo corto. Alcune telefonate duravano meno di due minuti. Quando sulllo schermo comparve un riquadro ammiccante – venga un momento – restai allibita. Mi guardai intorno. Uno scherzo? Cliccai sul tasto “pause” uscii dalla stanza e girai l’angolo: il capo mi aspettava con la porta aperta. Cazziatone. Et voilà. Alla fine del mio primo mese ne beccai un altro perchè non avevo fatto nemmeno un sabato. Credevo fossero facoltativi… dovevo aver capito male. Un mese fatturai sessantanove milioni e mezzo. Un paio di resi mi avevano impedito di arrivare a settanta. Niente premio. L’orario mattutino sembrava intoccabile: non mi era permesso cambiare. [...] (continua)
L’opinione e gli auguri di Antonio Tombolini, direttore di san-lorenzo.com
[...] Cominciamo, una volta di più, col dire che io non rappresento altri che me stesso, men che meno rappresento la posizione ufficiale dell’azienda. Però ci lavoro, e dunque diciamo che è un’opinione dal di dentro.
[...] San Lorenzo prende atto, ovviamente prepara i suoi ricorsi, e decide che così in Italia non si può fare questo lavoro. Non si possono stipulare contratti legali, con la spada di Damocle di un funzionario che un giorno si alza e ti dice “no no no, tutto da rifare, ecco il conto”, e decide (si badi bene!) non di chiedere casse integrazioni o mobilità o altri oneri a carico dello stato, non di licenziare e chiudere, ma di licenziare dove non si può lavorare per portare lavoro altrove: sposta i call center in Romania, paese dell’Unione Europea, dove lo schiavismo non è consentito, e dove, BTW, le persone, specie i giovani, conoscono 3 lingue “di default”, tanto per dire. Lo fa a malincuore: non sarà facile formare personale non italiano a vendere prodotti della gastronomia artigianale italiana, e richiederà altri investimenti, ma lo fa.
Cosa succede? La CGIL ci rimane male! E sapete perché? Perché in Italia la legge non è legge, ma mercato delle vacche [...]Per parte mia, auguro ai ragazzi e alle ragazze che hanno iniziato a lavorare per San Lorenzo in Romania (che per un ultimo residuo di protezionismo non possono ancora venire a lavorare direttamente in Italia, cosa che potranno fare tra un paio d’anni, se non sbaglio) di fare un’esperienza bella e di successo, contribuendo così, come hanno fatto i loro colleghi italiani in questi anni, a far conoscere, acquistare e mangiare i prodotti dell’artigianato alimentare italiano.
Così come spero che chi ha lavorato nei call center San Lorenzo in Italia trovi il coraggio e l’onestà intellettuale di chiedere il conto ai signori del sindacato, che gli hanno confezionato questo bel servizietto (tutto organizzato ovviamente per i call center, quelli sì davvero terrorizzanti, delle megacorporations delle telecomunicazioni, che, guarda un po’, si sono affrettati ad aderire a tutte le sanatorie possibili e immaginabili).(continua)
Lettera aperta di Nicola Mattina a Antonio Tombolini
Caro Antonio,
non so per quale motivo, ma ultimamente mi è capitata una cosa sgradevole: qualche tempo fa ho postato un commento nel tuo blog per quattro o cinque volte per chiederti lumi su una caratteristica dell’Iliad e non è mai apparso. Stasera ho postato un commento sulla questione dei seicento precari del call center di San Lorenzo che rischiamo di essere sostituiti da altrettanti precari rumeni e, guarda un po’, non è comparso. Eppure non conteneva turpiloqui o altro. Rispondeva solo al tuo inneggiare al precariato, che a me sembra un po’ fuori luogo:Una cosa è essere precari per obbligo svolgendo un lavoro non professionalizzante e una cosa è scegliere di non avere un impiego fisso e fare, per esempio, l’artigiano o il libero professionista.
Non sono d’accordo con Gianluca che dice che non assumerebbe 600 persone: se sono la tua forza vendita, allora andrebbero assunte. Eppoi tutto questo stride un po’ con il sito che dice: “Incontri, riunioni, e soprattutto il Customer Care, certo. È qui il cuore del rapporto tra San Lorenzo, i suoi produttori e i suoi clienti…” Insomma sa un po’ di presa per i fondelli e detto questo il buon Tombolini (che scrive Risposta con la maiuscola come usa nell’aziendalese) censurerà il commento! Pace…(continua)
Altre opinioni e esperienze su altri blog:
San Lorenzo chiude i call center in Italia di Unpercento
Disillusion di Stefano Vitta
San Lorenzo sposta il call center in Romania di KromeBlog
Tabata ha lavorato nel call center di San Lorenzo di Markingegno
Caso San Lorenzo, dico la mia. di Samuele Silva
San Lorenzo, INPS e il bello dei blog di quasi.dot
La guerra dell’olio. Si chiedono i danni alle centraliniste… di Claudio Porchia, CGL Imperia


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7 Responses a “600 LICENZIATI ALLA SAN LORENZO DIVENTANO CASO MEDIATICO”
Scritto da Enrico Il Lupo il 15 Jun , 2007 | Rispondi
L’affermazione della direttora è ai limiti dell’incredibile: “La maggior parte di questi venditori (oltre il 95%) è composto da donne, quasi tutte madri di famiglia di età superiore ai 35 anni (oltre il 60% ha più di 45 anni) che hanno scelto questa tipologia di lavoro perché si addice alle esigenze di coniugare il lavoro alla loro vita di madri.
Questa organizzazione funzionava perfettamente.”
Non nutro dubbi sul fatto che funzionasse perfettamente per i datori di lavoro, sgravati di tasse, malattia, inps ecc. La soluzione migliore per le povere donne descritte da questa accorata direttrice si chiama invece PART TIME, una soluzione di lavoro che garantisce anche la pensione, i giorni di malattia, la maternità ecc.
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Scritto da EffeBi il 15 Jun , 2007 | Rispondi
Non ho parole. Era più dignitoso un silenzio formale che risposte di questo tipo. Inoltre io quoto Tombolini, sul fatto che quella dello stato di dire ‘contributi arretrati o assunzione’ sia una buffonata, ma lo quoto all’inverso. Per me dovrebbero dargli sia la pena pecuniaria cioè il pagamento degli arretrati visto che sono dovuti e anche l’assunzione obbligatoria immediata della gente che hanno sottopagato fino a quel momento!!!
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Scritto da Erbaviola il 15 Jun , 2007 | Rispondi
Io ho appena capito perché è già la seconda volta che mi telefonano con accento straniero per propormi dei prodotti… che stupida, pensavo fosse una truffa!!! Non mi sembra quindi che abbiano fatto un grande affare con queste donzelle trilingue… forse gli conveniva tenere le italiane e metterle in regola
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Scritto da Enrico Il Lupo il 15 Jun , 2007 | Rispondi
Erbaviola: ti ha chiamato la san lorenzo? sono già operativi in romania?
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Scritto da Erbaviola il 15 Jun , 2007 | Rispondi
@ Enrico Il Lupo : non so nulla della san lorenzo, ho letto tutto qui. Mi hanno chiamato due diverse ditte, una vendeva credo vino e l’altra non sono neanche riuscita a capire, volevo chiedere se parlava almeno inglese… mi spiace buttar giù il telefono perchè immagino che lavoro terribile sia… PERO’ NON SI CAPIVA NIENTE E L’ACCENTO ERA ROMENO, questo posso dirlo con sicurezza perchè ci sono stata in romania e la cadenza dei romeni che parlano italiano è inconfondibile. Ero un po’ indecisa sulla truffa infatti… in ogni caso io le lascio sempre parlare per almeno due minuti perchè so che altrimenti si beccano dei rimproveri per non aver saputo tenere il cliente al telefono…. assurdo.
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Scritto da carlo il 15 Jun , 2007 | Rispondi
Ma perchè , come chiede giustamente Carletti sul suo blog ,http://www.tagliatellevaganti.splinder.com , l’azienda non emette un comunicato ufficiale e chiaro, sul proprio sito .Una volta per tutte.
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