VUOI UN POSTO? PREPARATI PER ALMENO 3 COLLOQUI
July 7th, 2007 | by Redazione Bloglavoro |
Riporto l’interessante articolo del 5 luglio 2007, su La Repubblica, a firma di Federico Pace. La selezione del personale è diventata ormai un lungo rituale, che a volte dura mesi, altre volte settimane e dove i colloqui raramente sono uno solo e nella media tre o più. Sono le conseguenze naturali di un’esubero di lavoratori nel terziario e della propensione delle aziende ad affidarsi a società di intermediazione che hanno spesso la tendenza a rendere il processo più lungo del dovuto. Come se il lavoro del candidato fosse ‘fare i colloqui’.
Va aggiunto che molte agenzie di selezione fanno pre-selezione, chiamando i candidati ancora prima che ci siano ricerche idonee alla loro professionalità. Già qui, si parte da un colloquio inutile che potrebbe essere fatto al momento effettivo della selezione.
Vuoi un posto di lavoro? Fai almeno tre colloqui di Federico Pace
Sempre più lungo l’iter delle imprese per selezionare le persone. In molte anche test tecnici e prove di personalità. “Così non sbagliamo”. Ma i ragazzi si lamentano: “Ci convocano troppo tardi e poi non ci fanno sapere niente” e per la metà di loro il selezionatore non riesce a farsi l’opinione giusta. Alla fine molti rifiutano l’offerta. Il dietro le quinte delle assunzioni nelle aziende italiane nei risultati dell’indagine Gidp e Miojob
di FEDERICO PACE
Le imprese, come spose ritrose, hanno bisogno di essere sedotte e convinte. Con loro ci vuole pazienza e perseveranza. Si deve essere pronti ad aspettare e superare molte prove, prima che si concedano per dichiarare il fatidico “sì”. Il pugno di candidati fortunati che riescono ad arrivare fino in fondo, a un passo dall’assunzione, devono infatti affrontare almeno tre colloqui di lavoro prima che il direttore del personale infine conceda la sua approvazione. E’ questo uno dei risultati dell’indagine realizzata dal nostro network insieme all’Associazione dei direttori delle risorse umane (Gidp/Hrda) che ha sentito l’opinione di 120 direttori del personale e di 3.050 candidati.
La strada che porta ad un’assunzione è un lungo rito di seduzione nel quale tutti stanno molto attenti alla decisione che prenderanno. Tutti con il timore di sbagliare e non indovinare la scelta. Il 59 per cento dei datori di lavoro interpellati, secondo l’indagine, preferisce valutare con molta attenzione le persone che si presentano e, prima di offrire un posto di lavoro, chiede ai candidati migliori di tornare tre volte o anche di più. Minore invece la quota di imprese (il 39 per cento) che incontra due volte il candidato mentre solo il 2 per cento si accontenta di un unico incontro (vedi tabella).
A scegliere il candidato, almeno nelle imprese strutturate, non è un solo individuo ma una specie di equipe trasversale. “L’area della selezione – dice Paolo Citterio, presidente nazionale di Gidp (leggi l’intervista integrale) – fa lo screening iniziale. Da qui escono fuori una decina di candidati. Questi fanno il primo colloquio con l’area della selezione che ne sceglie cinque. A questo punto il direttore delle risorse umane li incontra e ne sceglie tre per il colloquio finale. E’ poi la linea o la direzione staff nella quale deve poi essere inserita la figura a fare l’ultima scelta con il supporto delle risorse umane”.
E i ragazzi per sostenere tutti questi colloqui non si tirano indietro e viaggiano. Tanto che il 21 per cento ha sostenuto l’ultimo colloquio in una regione diversa da quella di residenza e il 5 per cento addirittura in un’altra nazione. Un altro quarto è andato in una città diversa da quella in cui abita anche se nella stessa regione. La metà di loro ha avuto invece la fortuna di potere incontrare il potenziale datore di lavoro nella stessa città in cui abita (vedi tabella).
Incontrare più volte la stessa persona permette di ridurre in qualche modo l’errore. “In genere – spiega Umberto Tossini, direttore delle risorse umane e organizzazione di Automobili Lamborghini (leggi intervista) – avere più di un incontro consente di vedere il candidato in situazioni diverse ed evitare di farsi dominare da una sensazione soggettiva. Nel processo di selezione arrivare con un solo candidato non è molto corretto. Confrontare fra di loro, più volte, le persone permette di fare capire meglio al collega capo di primo livello di cosa ha bisogno. Alle volte scopre di aver necessità di qualcosa diverso da quello che credeva”.
Ma non basta. Per i livelli più elevati i colloqui possono diventare anche di più. “Per posizioni dirigenziali – dice Pietro Foschi di Bureau Veritas Italia (leggi l’intervista)– diventa tassativo l’incontro con la direzione generale ed, in alcuni casi, con il responsabile funzionale a livello di Gruppo. Più che il singolo colloquio, è l’insieme dei colloqui che il candidato deve sostenere a determinare la decisione”. Inoltre, la metà delle imprese somministra anche dei test tecnici e di personalità.
La ricerca di informazioni. Ma anche prima del colloquio le imprese cercano di sapere quanto più possibile sul candidato. Tanto che il 66 per cento raccoglie informazioni prima di chiamare una persona per un incontro. Spesso chiedono al network e ai colleghi della propria azienda, ma alle volte contattano, pure se più di rado, l’impresa dove lavora il candidato o fanno anche una ricerca del nome e cognome, della persona che incontreranno, sui motori di ricerca di internet (vedi tabella).
Mancato avviso. Non sempre però i candidati vengono avvertiti per tempo. Tanto che il 42 per cento dice di essere stato chiamato con solo due o tre giorni di anticipo e un altro 12 per cento ha avuto solo un giorno per prepararsi (vedi tabella).
Quel pugno di fortunati. Ma quanti sono quelli riescono ad arrivare al colloquio di lavoro? La gran parte dei selezionatori (il 64 per cento) ne chiama meno di sette per assegnare un posto di lavoro e un quarto tra sette e dieci. Solo il dieci per cento fa arrivare alla fase finale più di dieci candidati.
Quello che conta. A valere è un mix di competenze e di qualità comportamentali. “Oggi nella valutazione di un candidato – spiega ancora Pietro Foschi – siamo giunti ad una situazione di quasi equilibrio fra il peso della competenza tecnica dimostrata e quello degli aspetti comportamentali e relazionali. La capacità di dimostrare di essere motivati dalla proposta ha sicuramente un peso determinante.” A dire dei direttori del personale, durante quell’incontro che dura ciascuna volta tra i 30 e i 60 minuti, quello che non deve fare un candidato è di non dire la sua se non sente di potere argomentare con precisione le sue opinioni.
Più partecipazione. “Prima i candidati – dice Paolo Citterio – rispondevano semplicemente alle domande. Adesso sono molto più “allertati”, aggiungono spesso le motivazioni per un cambiamento di lavoro: i progetti, le tensioni ideali, l’ambizione di essere utili per l’impresa, il fare carriera. Da un lato è un cambiamento generazionale, maggior maturità, leggono molto specie in materia di lavoro, consultano i siti, gli intranet aziendali, il mercato è più difficile,quindi vogliono aggiungere qualcosa di loro che li distingua, dall’altro forse questo atteggiamento è dovuto al sempre maggior numero di colloqui a cui le persone sono chiamate a svolgere”. Già. Un quarto di chi cerca lavoro, nell’ultimo anno ha sostenuto più di sei colloqui di lavoro con diverse imprese e di questi il due cento è arrivato a sostenerne più di venti (vedi tabella).
L’insoddisfazione del candidato. Ma qual è il giudizio che i candidati danno di quel che accade dentro quelle quattro mura? Poco meno della metà (il 45 per cento) ritiene che l’esaminatore non si sia potuto fare una giusta opinione di sé pure se la gran parte ha detto di avere affrontato con tranquillità l’incontro. Ma quello che forse non va proprio giù è il fatto che non sempre le imprese comunicano l’esito del colloquio (il 41 per cento dice di non avere ricevuto alcuna notizia dall’impresa).
L’occasione inattesa. Però durante il colloquio può succedere anche di trovare una sorpresa e vedersi proporre un lavoro diverso da quello che ci si aspettava. Alla gran parte dei responsabili delle risorse umane (l’82 per cento) è successo di avere poi deciso di assumere il candidato per un ruolo diverso da quello per cui l’aveva chiamato.
Il rifiuto del lavoro. Ma non decidono solo i responsabili delle risorse umane. Alla fine infatti quella specie di matrimonio tanto difficile da combinare va in aria, non solo perché è l’impresa a dire di “no”, ma anche perché è il candidato che non ne vuole sapere. Perché si è accorto che la “sposa” (o “lo sposo”) non vale poi tanto come credeva e le condizioni che gli prospetta non sono così allettanti (vedi tabella). Alla fine si preferisce rinunciare e rimettersi a cercare. Sperando di trovare infine quello che si merita davvero.



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3 Responses a “VUOI UN POSTO? PREPARATI PER ALMENO 3 COLLOQUI”
Scritto da perplessissimo il 20 Jul , 2009 | Rispondi
Mi lascia molto perplesso questo articolo. Questa dei tre colloqui non mi risulta davvero. Salvo qualche raro caso. Forse nel frattempo saranno peggiorate le cose. Quel che più disturba é questa idea che si vuol instillare nella gente di dover ingraziarsi a tutti costi l’ azienda, che solo pochissimi ce la fanno, che bisogna entrare in un’ azienda strisciando. Inoltre é pieno di gente determinatissima che fa colloqui inutili e le aziende continuano a farli. Lo stesso articolo parla di esuberi e agenzie che moltiplicano inutilmente i colloqui o di “preselezioni” inutili. Questo sito chi lo sponsorizza la Confindustria ????
Scritto da Maurizio Reboni il 12 Nov , 2009 | Rispondi
“VUOI UN POSTO? PREPARATI PER ALMENO 3 COLLOQUI”
Posso capire che nella crisi occupazionale ci sia anche la possibilità di selezionare più candidati su un vasto numero di opportunità. Ma non è un gioco al ribasso degli stipendi o al rialzo delle prestazioni. E quì entrano in gioco le ormai infinite agenzie di reclutamento che spessissimo basano le valutazioni con Valutatori molto giovani poco attenti, senza scrupoli e che sopratutto non arrivano dal campo dei settori per cui si cimentano nella la selezione. Essi non hanno una vera esperienza diretta con la capacità di misurare e capire i requisiti veramente utili e necessari per soddisfare gli obiettivi del Cliente. Non sono in grado di valutare obiettivamente le potenziali prestazioni professionali dei candidati. Spesso poi abusano del loro ruolo di itermediazione paventando ai loro Clienti enormi disponibilità di candidati dei loro archivi.
Nei candidati si dovrebbero ricercare l’insieme armonico di capacità, di attitudini e valenze caratteriali che a seconda del luogo di lavoro possono avere risultati differenti “vedi l’ambiente di lavoro”.
Le agenzie sembrano piuttosto un supermercato o in alcuni casi Disconunt delle risorse umane, che si permettono di giudicare freddamente se un “prodotto” è confacente ai desideri del Cliente e possibilmente di basso costo o riciclabile.
Le agenzie non propongono un lavoro nel contesto in cui si svolgerà, ma si limitano a valutare solo alcuni aspetti del candidato. Perciò non valutano con attenzione il valore intrinseco delle Persone esaminate e della loro professionalità acquisita e del contesto in cui meglio possono inserirsi, piuttosto cercano la somilgianza con gli obiettivi prefissati sul profilo e la loro motivazione ovviamente controbilanciati dal relativo basso costo.
30 anni fà le agenzie non erano così diffuse e, quasi sempre, chi cercava una occupazione prima individuava tra le possibili aziende quella che maggiormente lo interessavano, e poi con il diretto rapporto nel colloquio con il datore di lavoro gli permettevano di capire le attese e di esprimersi liberamente e senza filtri o preconcetti distorsori. Se poi l’assunzione avveniva si innescava un comportamento di reciproca fiducia e di alta motivazione nel rapporto.
Ora non è più così.
Scritto da feras il 31 Aug , 2010 | Rispondi
Ho fatto decine e decine di colloqui ed era inutile. In fabbrica mi sistemavano seduta stante. Questo che vuol dire ? Che bisogna ADATTARSI a fare lavori poco soddisfacenti pur di lavorare. Non perdete tempo a fare colloqui se non avete raccomandazioni perché sono prese di giro ! Ne hanno fin troppi di dipendenti, al massimo vi fanno lavorare a tempo determinato. Tutti vogliono lavorare come commesso o impiegato e non come operaio !