MANUALE ANTI MOBBING: COME DIFENDERSI DAL CAPO AGUZZINO
August 23rd, 2007 | by Redazione Bloglavoro |
Riportiamo un simpatico quanto veritiero articolo di oggi a firma di Maria Novella De Luca ci presenta anche il nuovo saggio dello psicologo Robert Sutton in uscita in Italia, pubblicato da Elliot edizioni e dal provocatorio titolo “Il metodo anti-stronzi“. Di spunti ce ne sono parecchi nell’articolo, ma vale soprattutto la regola d’oro della prima volta: non farti mettere i piedi in testa neanche una volta, o avrai firmato un contratto a vita con il mobbing.
Il titolo è furbo, non c’è dubbio. Può attrarre, respingere, ma di certo non lascia indifferenti. La verità però è un’altra: ci sono termini, definizioni, parole, anzi parolacce, che è impossibile parafrasare o tradurre con un sinonimo. Come “stronzo” ad esempio, insulto talmente completo e preciso da non avere paragoni lessicali. E forse si deve proprio al titolo “Il metodo antistronzi”, se un serissimo libro sul mobbing nei luoghi di lavoro, scritto dallo psicologo americano Robert I. Sutton, sia diventato in pochi mesi un successo mondiale con milioni di copie vendute, e consigliato addirittura come libro di testo nelle facoltà di management ed economia aziendale. Senza contare il blog di riferimento che si è trasformato in una sorta di gruppo di auto-aiuto on line per i “mobbizzati” di ogni razza e nazione, 12 milioni soltanto nell’Unione Europea, un milione e mezzo nel nostro paese.
Il 31 agosto il saggio di Robert Sutton uscirà in Italia, pubblicato da “Elliot edizioni” nella collana Antidoti, e il nome della “serie” non sembra davvero scelto a caso. Perché la novità del “Metodo antistronzi”, libro rivolto in modo orizzontale a chi nelle aziende lavora e a chi le dirige, è la dimostrazione, cifre alla mano, che la presenza di soggetti (gli stronzi) che si comportano in modo arrogante, vessatorio, e umiliano e stressano gli altri, comporta per l’azienda stessa una perdita economica secca.
Le statistiche dell’Ispesl, Istituto per la prevenzione e la sicurezza, dicono che la produttività di una persona oggetto di mobbing, cala di oltre il 70%. Dunque, questa è la tesi, è davvero perdente assumere degli stronzi, o ancora peggio metterli nei posti chiave.
Robert Sutton professore di management alla Stanford Engineering School, spiega anche perché sfidando l’impopolarità, abbia deciso di definire questa categoria di persone con il termine che ognuno di noi quando li incontra gli affibbia nel proprio cuore. “Scommetto che succede anche a voi. Ci sono tanti modi per chiamarli: prepotenti, maleducati, cafoni, bastardi, aguzzini, despoti… ma, almeno per quanto mi riguarda, stronzo è la parola che meglio di qualunque altra esprime la paura e il disprezzo che provo per questi personaggi”.
Entrando nel dettaglio il primo suggerimento che Robert Sutton dà è quello di riconoscere gli stronzi. In qualunque ambiente. Compito facile, perché diversi elementi accomunano i soggetti in questione: sono arroganti, si sentono superiori agli altri, compiono tentativi reiterati di invadere i campi dei colleghi rubando idee e incarichi, umiliano i sottoposti, fingono di ignorare lo status altrui. E purtroppo tutte queste “caratteristiche” si concentrano spesso in figure di potere “intermedio”, dice Sutton, capaci però di rendere un inferno i luoghi di lavoro. Perché il potere, ricorda lo psicologo americano, “genera stronzaggine”.
Le aziende quindi dovrebbero liberarsi di questi soggetti quanto prima, e a tal fine Sutton individua i 10 passi da compiere per “creare un ambiente di lavoro civile e produttivo”, ricordandosi che “gli stronzi assumeranno altri stronzi”. “In realtà – spiega Patrizio Di Nicola, docente di Sociologia all’università La Sapienza – Robert Sutton ha tradotto in modo accattivante quella che è oggi l’ossessione dei grandi gruppi americani. E cioè essere considerati etici verso i clienti e verso i dipendenti, sia perché la stress-economy non paga più, sia perché i consumatori premiano chi ha buona fama. Infatti sono sempre di più le aziende che si dotano di un codice di correttezza interna. Sul fronte del mobbing i dati sono chiari: se l’ambiente è ostile l’assenteismo cresce a dismisura, e il fatturato cala. Nel nostro paese, secondo le classifiche, i casi sono un po’ meno che altrove, mentre abbiamo purtroppo la palma negativa per quanto riguarda le molestie sessuali verso le donne nei luoghi di lavoro”.
Ok, ma se cosa fare allora per difendersi dagli stronzi? Le regole sono poche e facili: oltre naturalmente il tentativo di evitarli il più possibile, fondamentale è il distacco emotivo, la consapevolezza che il lavoro non è tutto, il crearsi “sacche” esterne di soddisfazione e tranquillità. Una volta imparato a “resistere”, scappate però, dice Sutton, fate di tutto per cambiare ufficio. Consapevoli che prima o poi quello stronzo incontrerà qualcuno che gli presenterà il conto.
Fonte: La Repubblica, 24 Agosto 2007



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2 Responses a “MANUALE ANTI MOBBING: COME DIFENDERSI DAL CAPO AGUZZINO”
Scritto da Ignacio il 25 Sep , 2007 | Rispondi
E’ tutto vero ed esce il libro!!
Scritto da Nicola Bettetini il 6 Apr , 2010 | Rispondi
Qualsiasi rapporto umano (gioco, comunicazione, affetti, lavoro) pretende l’uso e la disponibilità di tempo nel quale occorre concentrarsi.
Se, in questo tempo che si deve dedicare per quell’oggetto nascono delle “discussioni” è normale data la diversità di esperienze personali.
Se dalla “discussione” si passa all’ “aggressione verbale” allora qualcosa non ha funzionato, nella capacità comunicativa forse? O nell’incapacità di comprensione?
Siamo tutti studiati, se qualcuno insulta il fatto è già inusuale di suo.
Se poi dall’aggressione verbale si passa al “litigio”, bè prendetevi una bella vacanza E SMETTETE DI ARROGANTARE VERO I TITOLARI! Puntare il dito solo sui “capi” è un’aggressione verbale, una creazione di un preconcetto e una mancanza della vista d’insieme che porta a una sminuizione delle nostri notti in bianco a garantire il lavoro, lo stipendio e i contributi ai dipendenti, che seppur hanno studiato si dimenticano la loro capacità comunicativa, il loro propenso a imparare nuovi mestieri e diventano incomprensibili!
Distinti saluti.