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LA TRAPPOLA DEGLI STAGE: 4 GIOVANI SU 10 SENZA PAGA

December 11th, 2007 | by Redazione Bloglavoro |

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Ottima analisi nell’articolo di Federico Pace su Miojob, fotografa bene e con dati puntuali una situazione che va diffondendosi in Italia: l’uso dello stage come sistema per avere manodopera gratuita. Pochi infatti gli stage dove si impara davvero e ancora meno quelli in cui c’è una reale possibilità di venire assunti in seguito.

Giovani nella trappola degli stage quattro laureati su dieci senza paga
di Federico Pace

La gran parte di loro ha meno di ventisei anni, possiede almeno un titolo di laurea, e non riceve neppure un euro per lavorare, o imparare a lavorare, anche fino a 48 ore a settimana. Più della metà degli stagisti ha ripetuto, o è stato costretto a ripetere, l’esperienza più di una volta e, alla fine di quei mesi trascorsi in azienda, un terzo di loro ha dovuto amaramente confessare che lo stage non è servito a nulla. Ma soprattutto, la maggior parte di loro non ha avuto, durante il tirocinio, alcun progetto formativo.

Sono questi alcuni dei risultati della nostra indagine realizzata, insieme all’associazione del personale Gidp, sull’esperienza degli stage dei giovani, che ha coinvolto duemila stagisti e cento imprese, dopo che la Commissione europea ha lanciato l’allarme sull’abuso dello strumento dei tirocini. Dopo che l’istutuzione europea ha annunciato, per l’anno prossimo, l’adozione di una serie di interventi per stimolarne l’uso corretto e virtuoso con l’inquadramento del tirocinante in un adeguato percorso formativo seguito anche dalla presenza di un tutor.

Quella che è, e deve essere, un’opportunità per avvicinarsi al mondo delle aziende, rischia, forse in troppi casi, di diventare una specie di trappola. Lo stage così, come se fosse un panetto di plastilina, prende forme che la discostano dalla natura per cui è stato pensato e promosso.

Ma iniziamo dalla paga. Il quaranta per cento degli stagisti ha dichiarato di non avere ricevuto alcun rimborso mentre un altro dieci per cento ha detto di avere dovuto fare fronte a un rimborso inferiore ai duecento euro al mese. Un altro sette per cento ha ricevuto una somma compresa tra duecento e trecento euro. Pochi invece i fortunati che hanno potuto fare conto, a fine mese, su qualcosa che non avesso solo un carattere simbolico. Il tredici per cento ha ricevuto una cifra compresa tra 500 e settecento euro mentre un altro dodici per cento ha avuto una cifra superiore ai settecento euro (vedi tabella).

Quanto invece al progetto formativo solo il 35 per cento ha dichiarato di averlo avuto e di essere stato seguito da un tutor. A questi si aggiunge un 15 per cento che però, seppure con un progetto, non è stato seguito da alcun tutor. Ma quel che desta allarme è quel 51 per cento che dichiara di non essere stato inserito in alcun progetto formativo (vedi tabella). Ma quali sono le realtà dove si fa un uso distorto dei tirocini? “Come gestore delle risorse umane – ci ha detto Paolo Citterio, presidente associazione direttori risorse umane GIDP/HRDA – vedo troppe malinconiche situazioni specie nelle piccole imprese che ancora non hanno capito né percepito che un laureato può fornire, ad esempio, nell’area del marketing o dello sviluppo della ricerca, un contributo importante ove l’imprenditore, che “sta sul pezzo” anche 12 ore al giorno e non ha il tempo né la cultura per crescere. Queste imprese hanno bisogno, forse non di maggiori controlli punitivi ma di facilitazioni, spiegazioni, indicazioni su come utilizzare al meglio i nostri stagisti laureati”.

Se si guarda alle ore trascorse in azienda ci si accorge che un terzo degli stagisti lavora più di 43 ore a settimana e di questi il dodici per cento arriva a lavorare per più di quarantotto ore (vedi tabella).

Se c’è qualcosa di positivo è di certo il ruolo crescente delle università nell’avvicinamento al mondo del lavoro. L’80 per cento delle imprese dichiara di utilizzare proprio il canale delle facoltà per individuare le risorse da inserire al proprio interno in percorsi di tirocini. “La nostra azienda – ci ha detto Maurizio Villa direttore del personale di Leaf Dolciaria – utilizza ampiamente lo stage con vicendevole soddisfazione attraverso convenzioni fatte con le principali università, tra queste la Cattolica, la Bocconi, il Politecnico, l’università di Parma e altre”.

Ma in quali divisioni vengono inseriti per lo più i giovani? Molti trovano spazio nelle attività legate al marketing (il 21 per cento) e nella divisione dell’amministrazione, controllo e finanza (il 18 per cento). Un altrettanto numero significativo ha la possibilità di entrare nella ricerca e sviluppo e nella produzione.

Alla fine per molti il tirocinio, seppure a un prezzo alto, non è tempo perso. I due terzi dicono che è servito in qualche modo a qualcosa mentre per un 33 per cento è servito a poco o nulla. Per il 31 per cento il tempo trascorso in azienda è stato utile per affinare le competenze mentre il 27 per cento, ne ha approfittato per capire meglio quello che accade in un’impresa. Altri, più concretamente, ritengono che alla fine il tirocinio sia soprattutto servito a inserire nel proprio cv un’esperienza di lavoro.

Quanto all’esito occupazionale, a quasi sei stagisti su dieci non è stato proposto alcun contratto (il 55 per cento), al venti per cento è stata proposta una collaborazione a progetto, al dieci per cento un contratto a tempo determinato e al sei per cento un contratto a tempo indeterminato (vedi tabella). D’altronde il tasso di crescita dell’occupazione è ancora molto esiguo e le aziende si mostrano molto caute. “Oggi l’inserimento in azienda non è affato scontato – ci ha detto Tommaso Raimondi direttore personale e organizzazione di OM Linde - e le aziende sono molto attente ad inserire le persone giuste al posto giusto dopo averne ampiamente valutate le potenzialità. Il considerare lo stage a volta con qualche pregiudizio, ritenendolo in definitivo come una modalità di sfruttamento delle risorse da parte delle imprese senza sicurezza di essere poi assunti, porta inevitabilmente a perdere delle occasioni duplici: colmare il gap di conoscenza rispetto alla realtà aziendale e sicuramente escludere comunque di dischiudersi qualche opportunità di definitivo inserimento”.

Fonte: Miojob, 10 Dicembre 2007

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  1. 6 Responses a “LA TRAPPOLA DEGLI STAGE: 4 GIOVANI SU 10 SENZA PAGA”

  2. Scritto da StakaStagista il 13 Dec , 2007 | Rispondi

    Ho un blog sulla precarietà giovanile e anch’io ho scritto un post per parlare di tutto ciò. Sono rimasta sconvolta e senza parole, quando ho letto questo commento.
    Mi chiedo come sia possibile che esistono ancora persone dalla mentalità così ristretta e forse un pò ottusa!!!

  3. Scritto da marco il 4 Jan , 2008 | Rispondi

    Lo stage in se non è una trappola. Io personalmente ho avuto belle esperienza. Il problema non è il sistema ma le aziende che s ene approfittano. Il segreto è comunque quello di cercare e sfruttare i novi mezzi che la tcnologia propone per cercare lavoro.
    In veneto un ottimo sito per il lavoro è http://www.bicego.it ed ha anche un blog http://blog.bicego.it/

  4. Scritto da Giulio il 15 Jan , 2008 | Rispondi

    Lo stage sarebbe un valido strumento se utilizzato correttamente. Per la maggior parte delle aziende italiche è puro sfruttamento. E il problema è che le autorità competenti non fanno alcun controllo.

  5. Scritto da Alexys il 31 Mar , 2008 | Rispondi

    Caro Bloglavoro, io mi sono laureata due settimane fa ed ho appena saputo di aver superato le selezioni per uno stage all’interno della Banca Santander (per fortuna retribuito, e per essere uno stage anche bene). Ci sono delle regole nazionali riguardanti i giorni di permesso? Io pensavo che quest’estate sarebbe stata la più tranquilla e lunga della mia vita (visto che nn avrò più l’incubo degli esami a luglio e a settembre), e invece (fortunatamente) ho trovato questo stage…volevo sapere se posso prenotare almeno una settimana di vacanze o se me le devo già scordare!
    Grazie mille!

  6. Scritto da Redazione Bloglavoro il 1 Apr , 2008 | Rispondi

    Ciao Alexys: le ferie durante lo stage non dovrebbero esserci ma questo sta al datore di lavoro. Ti diamo due consigli:
    1) Non chiedere informazioni sulle ferie e accampare diritti prima di aver terminato lo stage: se ti offrono la possibilità bene, altrimenti verrai qualificata come una che pensa solo a ferie e privilegi. Non è giusto e bla bla bla ma funziona così.
    2) Guarda all’ottima occasione piuttosto che alla settimana di ferie. Organizzati dei week end rilassanti se la settimana non arriva. Ma in questo momento privilegia il lavoro, una volta che avrai il tuo posto (che ti puoi conquistare con uno stage fatto molto bene!) hai tutta la vita davanti per farti delle ferie lunghe e retribuite senza che nessuno possa giudicarti per questo. :)

  1. 1 Citazioni e altri argomenti relativi all'articolo

  2. Jan 15, 2008: La fregatura degli stages « GiulioinBlog

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