COME SI COMBATTE IL PRECARIATO: IL CASO ATESIA
January 17th, 2008 | by Redazione Bloglavoro |Benvenuto! Puoi ricevere tutti i giorni le notizie, le offerte di lavoro e i bandi di concorso da BlogLavoro anche via RSS feed. Grazie per la visita!

La società Atesia nasce nel 1989 ed è oggi il più grande call center in Italia. Dal 1993 rappresenta il mercato italiano nelle classifiche internazionali di settore, (rapporto Data bank 2003). Dispone di oltre 5.000 operatori, 1422 postazioni, gestisce 300.000 contatti telefonici al giorno.
In 15 anni di presenza sul mercato ha registrato una crescita costante per dimensione e fatturato, mantenendo costantemente la leadership nel suo settore. Solo nel 2004 Atesia ha prodotto un giro d’affari per 4.300 milioni di euro.
Nel 2005 i lavoratori di PrecariAtesia presentano un esposto all’Ufficio provinciale del lavoro di Roma. Ne nasce un’ispezione che durerà 13 mesi. Nel frattempo quasi tutti i firmatari dell’esposto non vengono riconfermati dall’azienda. Ma nell’agosto 2006 l’Ufficio provinciale dà ragione al collettivo: i 3.200 precari di Atesia devono essere tutti assunti a tempo indeterminato. Il loro lavoro, infatti, non può essere considerato un “progetto” né una “collaborazione coordinata e continuativa”, ma è a tutti gli effetti lavoro subordinato.
L’azienda inizia le stabilizzazioni nel dicembre 2006, dopo un accordo con i sindacati: i precari saranno tutti assunti a tempo indeterminato, ma con un part-time a quattro ore al terzo livello del contratto nazionale delle telecomunicazioni (vale a dire stipendi da 550 euro). In più, chi firma il contratto firma anche una conciliazione con l’azienda, rinunciando ai diritti pregressi e alla possibilità di ricorrere a vie legali.
In Italia (dati 2004) sono oltre 192.000 le persone impiegate nei Call Center. L’età media degli operatori è di 28 anni, sono distribuiti in prevalenza nel Lazio e in Lombardia, sono formati per il 60% da donne e un 30% di loro è laureato. Sono lavoratori a ”cottimo” o per dirla secondo contratto ”a contatto utile”. In Atesia per esempio le retribuzioni per i singoli contatti utile continuano a scendere: da una retribuzione massima di 90 centesimi di euro si può arrivare a 20 centesimi.
Nello specifico, i 5.000 lavoratori dell’Atesia sono vincolati all’azienda da diverse tipologie di contratto: dagli attuali co.co.pro. si passerà a contratti di apprendistato e a contratti di inserimento. Una condizione che di fatto ‘’spezzetta” i lavoratori del più grande call center d’Italia, rendendo ancora più disperata la loro condizione di precarietà e di ricattabilità.
Precari è sinonimo di co.co.pro.: rinnovabili a volontà, a perenne rischio di non rinnovo.«Collaboratori» pur avendo un unico committente,una postazione e dei capi.
I contratti a progetto non sono altro che un’evoluzione dei co.co.co.: compenso libero e non legato ad alcun contratto nazionale, contributi inferiori al 20% della retribuzione, pagati in parte dal netto del lavoratore, e nessuna garanzia su ferie, maternità, malattia.«Regolari» sarebbero in pochi, e in realtà ben lontani dalle garanzie dei subordinati classici: sapendo che la legge 30 ha prolungato l’apprendistato fino all’incredibile durata di 6 anni, non si capisce di che tipo di apprendistato abbiano bisogno operatori di call center, per giunta già in Atesia, in molti casi, dal 1989.
Sono soltanto un grande risparmio per l’azienda, dato che il loro compenso è inferiore del 40% rispetto a un subordinato e i contributi previdenziali sono risibili, pari a una manciata di euro al mese. Oltretutto nessuno assicura che verranno assunti a tempo indeterminato, così come non si garantisce nulla ai somministrati a tempo determinato e ai contratti di inserimento, che se non altro sono messi meglio dal punto di vista retributivo.
Molti si sono mossi per supportare la protesta dei lavoratori di Atesia. Attualmente Ascanio Celestini presenta lo spettacolo “Appunti per un film sulla lotta di classe” al Teatro Grassi di Milano, uno spettacolo che nasce proprio dalla vicenda del collettivo PrecariAtesia, formato da una cinquantina di lavoratori del call center Atesia.
Il CollettivoAtesia ha anche un sito web, http://precariatesia.altervista.org , dove è possibile trovare le informazioni di cui sopra, tutta la documentazione tenersi aggiornati sull’evolversi della vicenda. Noi lo faremo di sicuro!
Forza, siete un esempio per tutti!!!


7 Responses a “COME SI COMBATTE IL PRECARIATO: IL CASO ATESIA”
Scritto da Davide S. il 17 Jan , 2008 | Rispondi
E’ difficile attuare queste proteste nei posti piccoli: qui sono cinquanta precari su 200, ma ci sono aziende come quella in cui lavoro io con solo 50 dipendenti precari e la maggior parte preferisce tenersi quel poco che ha!!! Complimenti per il blog, sempre interessante! ciao, Davide
Scritto da Cozzo il 17 Jan , 2008 | Rispondi
La verità è che la maggior parte dei precari pensa di essere di passaggio! Non lottano perché stanno di passaggio intanto che cercano qualcosa di meglio.
Scritto da Fede - Redazione BlogLavoro il 17 Jan , 2008 | Rispondi
@Davide S. : grazie per i complimenti!
Penso anche io che uno dei problemi degli italiani sia proprio quello di accontentarsi di quello che si ha per paura di perdere anche quel poco. Bisognerebbe invece cominciare a ragionare nell’ottica di ottenere di più, in questo caso il giusto. Accontentandosi non si va lontano… Anche nelle realtà piccole è possibile farlo, magari riunendosi in pochi e chiedendo il sostegno di un sindacato. Sulla questione del lavoro a progetto nei call center sono sempre piuttosto attivi.
@Cozzo: io non credo che la maggior parte pensi di essere di passaggio… forse solo una parte. Penso invece che ci sia molta stanchezza e anche una cosa più pericolosa, come dicevo sopra: l’adattamento al meno peggio.
Scritto da Erbaviola il 18 Jan , 2008 | Rispondi
Ciao Fede! Io invece sono d’accordo con Cozzo…i precari non lottano, sognano il posto fisso. C’è una visione troppo individualista che porta a ragionare sulla propria piccola situazione invece di allargare il pensiero alla società. Stesso motivo per il quale la maggior parte di quelli che ottengono il posto fisso, si disinteressano poi dei precari… salvo quando ritornano precari.
Quindi BRAVO FEDE!… che te ne interessi ancora
Scritto da Fede - Redazione BlogLavoro il 18 Jan , 2008 | Rispondi
Grazie, troppo onore!
Scritto da Redazione Bloglavoro il 21 Jan , 2008 | Rispondi
segnaliamo anche l’interessante intervento di Eleonora Voltolina, qui : http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/2008/01/celestini-e-i-suoi-appunti-per-un-film.html