MAMMONI O POVERI? 20 MILIONI DI LAVORATORI SOTTOPAGATI
January 26th, 2008 | by Redazione Bloglavoro |
Il Rapporto Eurispes 2008, presentato ieri a Roma, non lascia molti dubbi: 20 milioni di lavoratori sottopagati e una società in forte crisi economica e sociale. 20 milioni di italiani significa quasi metà degli italiani, ovvero la maggioranza di chi lavoro. Il rapporto evidenzia in particolare il divario enorme ormai creatosi tra classe politica e cittadini, che non si sentono rappresentati e tantomeno tutelati.
Se avessimo dei politici seriamente interessati alle sorti del paese, dopo aver letto il rapporto dovrebbero avere tutti la faccia dell’Urlo di Munch, invece dei sorrisetti compiaciuti per la caduta del governo o le faccette tirate per la perdita della poltrona.
Altro dato estremamente allarmante, che in qualsiasi altro paese farebbe correre ai ripari – ammesso che in altri paesi europei si possa verificare – è il notevole calo delle nascite, dovuto alla situazione dei lavoratori sotto i 40 anni, la maggior parte dei quali non è autonoma dai genitori, non ha un reddito sufficiente a formare una famiglia indipendente o se ce l’ha arranca faticosamente per arrivare a fine mese (vedi dati successivi). Il rapporto sottolinea infatti la situazione dei working poors, le famiglie che pur lavorando non riescono a garantirsi un reddito sufficiente. Aumenta il sommerso, il non dichiarato, spesso un secondo lavoro originato dalla necessità di troppi di garantirsi un reddito supplementare.
Il 32,1 per cento degli italiani, secondo il Rapporto Eurispes, vede un lieve peggioramento economico della propria famiglia, mentre il 13,7 per cento ritiene che il peggioramento sia pesante. Solo il 38,2 per cento delle famiglie riesce ad arrivare a fine mese. Si legge nel rapporto “Il totale delle persone a rischio di povertà e di quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante, si possono stimare circa 5.100.000 nuclei familiari, all’incirca il 23 per cento delle famiglie italiane e più di 15 milioni di individui“. Di questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni.
Un dato ulteriormente allarmante è che gli italiani sembrano avere troppi problemi per preoccuparsi di quelli del resto del mondo: da un sondaggio dell’Eurispes sull’ambiente e l’ecologia, si legge che mentre sono informati sulla questione rifiuti in Campania, ignorano quasi del tutto la ben più grave questione del riscaldamento del pianeta.
Il rapporto Eurispes va giù pesante anche su politica e economia: la maggioranza degli italiani è ormai convinta che sia impossibile cambiare e che la classe politica, di qualsiasi schieramento, sia una sorta di setta che si passa il testimone con se stessa ad ogni cambio di legislatura. Da notare il fatto che il rapporto è stato stilato prima dell’attuale crisi di governo, quindi figuriamoci se rifacessero il sondaggio ora…
Fara, presidente Eurispes, dichiara nella conferenza stampa di ieri: “l’Italia è un Paese in ostaggio. Un Paese ormai prigioniero della propria classe politica che ha steso sulla società una rete a trame sempre più fitte impedendone ogni movimento, ogni possibilità di azione, ogni desiderio di cambiamento e di modernità, riducendo progressivamente gli spazi di democrazia e mortificando le vocazioni, i talenti, i meriti, le attese, le aspirazioni di milioni di cittadini”. Ma la frase più incredibile arriva alla fine: “La politica di oggi sta ai poteri forti e alla finanza come i bravi a Don Rodrigo e i campieri ai baroni siciliani“.
In che situazione siamo finiti se il rapporto Eurispes arriva a questi toni e a questi paragoni?!
Il maggior punto di valutazione per l’economia, da parte degli italiani, è ovviamente il proprio stipendio. Il pessimismo quindi non può che continuare a salire, visto il sempre minore potere di acquisto, così i dati ci dicono: 51,9% di pessimisti verso la situazione economica nel 2007 che arrivano ora, gennaio 2008 al 69,5 %. Una crescita che farebbe rabbrividire il governo di qualsiasi paese.
Ma sarebbe forse il caso di mettere in relazione questo dato del 69,5% di pessimismo con un altro, ovvero il milione e mezzo di lavoratori flessibili, i sette milioni di ‘mammoni’ e in generale i 20 milioni di salari irrisori, per non dire ridicoli.
I lavoratori che ormai si sono abituati al contratto a tempo determinato, con un contratto l’anno a testa, in Italia sono un milione e mezzo. Di questi, oltre il 70 per cento collabora esclusivamente con un’impresa, il che significa che non ci sarebbe bisogno di un contratto di questo tipo ma che si tratta solo di un giochetto delle imprese per sollevarsi da molti oneri. I collaboratori e assimilati, che sono circa un milione, hanno un reddito medio imponibile di 8.334 euro l’anno, e la loro età non supera i 37 anni. Per i collaboratori a progetto il reddito scende nella maggior parte dei casi sotto i 5.000 euro annui. Vogliamo quindi parlare di bamboccioni o di sottopagati?
A quanto pare i “bamboccioni” italiani sono più di 7 milioni, soprattutto maschi. Secondo il rapporto Eurispes, i giovani tra i 18 e i 34 anni che nel 2006 vivevano ancora insieme ad un genitore raggiungevano i 7 milioni e 368 mila. Questo è vero soprattutto per i 25-29enni: il 59,1 per cento dei giovani inclusi in questa fascia d’età vive ancora in famiglia e sono soprattutto uomini. Eccoli qui i mammoni italiani: solo il 40 per cento dei 20-25enni ha un lavoro, contro il 60 per cento del resto d’Europa.
Siamo mammoni o poveri?


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3 Responses a “MAMMONI O POVERI? 20 MILIONI DI LAVORATORI SOTTOPAGATI”
Scritto da Anna il 26 Jan , 2008 | Rispondi
Più di tutto, quello che mi viene di rispondere, è che siamo diventati un popolo che non ha più la forza di reagire….
Che dobbiamo aspettare ancora? Che ci vengano a togliere la sedia da sotto il culo?
E basta lamenti… è l’ora di agire, di avere nuove idee!
Questo quadro fa bene solo ai nostri politici, questo è un modo per loro di tenersi saldi alle loro poltrone. Ci vogliono pecoroni! E noi li accontentiamo….
Punto.
Anna
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Scritto da Eleonora Voltolina il 13 Feb , 2008 | Rispondi
Giusto, è l’ora di agire. Questa situazione va cambiata, dobbiamo tirarci fuori da questo stallo e questa crisi, allinearci ai parametri europei.
Però c’è bisogno prima di tutto di una rivoluzione culturale. Non andiamo da nessuna parte se poi la gente scende in piazza per non modificare l’età pensionabile e lasciarla A 58 ANNI, mi capite bene… Ma non è solo quello. Non andiamo da nessuna parte se si continua a pensare prioritariamente a come fregare il prossimo (o lo Stato, è uguale), a come passare avanti nella fila, assicurarsi un privilegio a scapito di qualcun altro…
Quindi è vero, bisogna muoversi, avere nuove idee, agire. Ma bisogna sopratutto convincere l’opinione pubblica che il cambiamento non è solo necessario, ma inevitabile. Purtroppo il conservatorismo vince sempre. E’ ben più facile arringare le folle gridando «questo diritto non si tocca!» piuttosto che dire «questo diritto è anacronistico, non è più coerente con il mondo del lavoro moderno, e in più crea una discriminazione inaccettabile tra chi ha un contratto vecchio stampo che lo garantisce e chi ha un contratto cosiddetto “flessibile”, che di garanzie ne fornisce ben poche».
E’ il cancro del mercato del lavoro in Italia oggi: un cancro che Pietro Ichino ha definito il «mercato del lavoro duale». Spiega il professore (che per il coraggio di esprimere le sue idee è da mesi sotto scorta): «Il regime di vero e proprio apartheid che condanna tanti giovani bravissimi a penare per molti anni prima di riuscire a conquistare un posto stabile è l’altra faccia del regime di inamovibilità di cui oggi beneficiano i lavoratori “di ruolo”. Più questi sono inamovibili, più è difficile, talvolta impossibile, accedere al lavoro stabile e protetto per quelli che stanno ancora fuori della “cittadella”».
Per far sì che la maggioranza dei cittadini torni a percepire stipendi dignitosi bisogna inevitabilmente modificare il sistema. Per riequilibrarlo, e dare qualche beneficio a chi adesso non riesce ad arrivare alla fine del mese o a tutti quei giovani che vengono sfruttati e devono continuare – a trent’anni! – a chiedere soldi a mamma e papà, bisogna necessariamente che a qualcuno qualche beneficio venga tolto.
La coperta non si allunga: è che è dura da capire, per chi sta dalla parte giusta ed è al calduccio.
http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com
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