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MA IL MAESTRO DIVENTA UNICO OPPURE NO?

Scritto da: Redazione Bloglavoro 15 Dicembre 2008 – 15 Dicembre 2008 - 06:42

E, da parte dei lavoratori-maestri, bisogna aspettare i tagli derivanti dall’applicazione del maestro unico oppure no? – aggiungiamo noi.

La risposta più chiarificatrice arriva da un’analisi di Salvo Intravaia su La Repubblica del 12 Dicembre 2008, che vi proponiamo di seguito. Secondo Intravaia infatti l’unica cosa chiara sarebbe la scomparsa della formula ‘modulo’ (3 insegnanti su due classi) mentre per il maestro unico si parla di condizione di privilegio, ovvero vanno privilegiate le scelte di 24 ore su una settimana con unico maestro di riferimento. Resterebbero fuori da questa riforma e in parole povere “salvi” gli insegnamenti di lingua inglese e religione. Inoltre, l’orario sarà una scelta delle famiglie. Grossi dubbi rimangono riguardo l’applicazione di questo metodo in cui le famiglie decideranno tra differenti articolazioni dell’orario scolastico a 24, 27, 30 e 40 ore, mantenendo la figura dell’insegnante prevalente.
Se la matematica non è un’opinione, per avere un maestro prevalente su un orario di 40 ore, costui deve farne perlomeno 21… auguri!

Ventiquattro ore dopo l’inattesa marcia indietro del governo sulla scuola restano diversi dubbi. Insegnanti e dirigenti scolastici si chiedono: ma il maestro unico c’è oppure no? Secondo il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, quella di ieri pomeriggio è stata soltanto una piccola correzione di rotta sul piano e “non c’è nessuna retromarcia”.

“E’ tutto confermato”, dichiara il giorno dopo la responsabile del dicastero di viale Trastevere che aggiunge: “Un unico maestro sarà il punto di riferimento educativo del bambino e viene abolito il modello a più maestri degli anni 90“. Per la Gelmini, quindi, per il cosiddetto “modulo” di tre insegnanti su due classi è tempo di andare in soffitta. “Chiunque affermi in queste ore che è cambiato qualcosa sta semplicemente dicendo una falsità – incalza – e cerca in maniera strumentale di mettere in discussione la linea del governo che non è mai cambiata e che non cambia”.

Ma come stanno le cose? Per stabilirlo basta rileggere le carte. La versione del Piano-Gelmini passata dalle commissioni di Camera e Senato (atto numero 36) in proposito dice che “nella scuola primaria va privilegiata l’attivazione di classi affidate ad un unico docente e funzionanti per un orario di 24 ore settimanali“. Per il governo “tale modello didattico e organizzativo, infatti, appare più funzionale all’innalzamento degli obiettivi di apprendimento, (…) favorisce l’unitarietà dell’insegnamento soprattutto nelle classi iniziali, rappresenta un elemento di rinforzo del rapporto educativo tra docente e alunno, semplifica e valorizza la relazione tra scuola e famiglia”.

Ma, chiamata a esprimere un parere, la commissione Cultura della Camera ha condizionato l’approvazione del Piano precisando che (punto d) “in relazione alla scuola primaria sia previsto che l’attivazione di classi affidate ad unico docente, funzionanti per un orario di 24 ore settimanali, sia effettuata sulla base di specifiche richieste delle famiglie e siano garantiti gli insegnamenti specialistici di religione e di inglese“. E che (punto e) “sia stabilito il tempo scuola in funzione non soltanto delle esigenze di riorganizzazione didattica, ma soprattutto in ragione della domanda delle famiglie e pertanto siano garantiti differenti articolazioni dell’orario scolastico a 24, 27, 30 e 40 ore, mantenendo la figura dell’insegnante prevalente” secondo quanto previsto dal decreto Moratti.

E il testo dell’accordo tra governo e sindacati firmato ieri sembra proprio pendere verso questa strada. “In particolare, per l’orario a 24 (solo prime classi per l’anno scolastico 2009/2010) e 27 ore, si terrà conto delle specifiche richiesta delle famiglie”, specifica il punto b del verbale. Non sembrano esserci dubbi. Saranno le famiglie e le scuole nell’ambito della loro autonomia, e non più il ministero attraverso la leva degli organici, a determinare quanti insegnanti entreranno in classe. A questo punto occorrerà aspettare le scelte delle famiglie. Quanti saranno i genitori disposti ad accompagnare i bambini alle 8 e riprenderli alle 12.30?

“Riteniamo più che positivo il ruolo attivo dato alle famiglie e ai genitori nel settore scuola grazie alla possibilità di scelta tra diversi modelli di orario e di conseguenza tra diversi modelli formativi”, dichiara il movimento dei genitori (Moige) attraverso il suo responsabile. “Questo nuovo elemento lascia un margine decisionale importante ai genitori – continua Bruno Iadaresta – che potranno, quindi, decidere insieme alle autorità scolastiche il metodo educativo migliore per i propri figli”.

Le altre novità, marcia indietro o no, riguardano le lezioni pomeridiane nel primo ciclo (scuola dell’infanzia, scuola primaria e media) che continueranno ad essere garantite. La scuola materna ed elementare a 40 ore, che continueranno a funzionare con due insegnanti per classe. La scuola media che, anziché 29 ore di orario obbligatorio, ne avrà 30. Il congelamento “in connessione con l’attivazione dei piani di riqualificazione dell’edilizia scolastica” dell’innalzamento del numero massimo di alunni per classe. Sarà, inoltre, “tutelato il rapporto di un docente ogni due alunni disabili” mentre la riforma della scuola superiore partirà dal 2010/2011.

Il governo si è anche impegnato “a costituire un tavolo permanente di confronto per ricercare le possibili soluzioni a tutela del personale precario attualmente con nomina annuale o fino al termine delle attività didattiche, per favorire continuità delle attività di insegnamento e di funzionamento” e “a prevedere, qualora le risorse di bilancio lo consentano, l’estensione degli sgravi fiscali previsti in materia di salario accessorio” anche per il personale della scuola.

La riforma del secondo ciclo (licei, istituti tecnici e istituti professionali), inizialmente prevista per il primi settembre 2009, partirà dal 2010/2011. L’informazione per famiglie e ragazzi sul “nuovo corso” inizierà dal primo gennaio 2009.

Dal 2009 partiranno i regolamenti riguardanti il Dimensionamento della rete scolastica, quello relativo all’intero primo ciclo e il regolamento sull’utilizzo delle risorse della scuola (del personale). I tagli, insomma, sono confermati ma con le modifiche apportate oggi potrebbero non raggiungere le 132 mila unità in tre anni previste dal Piano.

Salvo Intravaia, La Repubblica, 12 Dicembre 2008

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