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MARCELLO, DA BRILLANTE LAUREATO A MUSICISTA DI STRADA

April 28th, 2009 | by Redazione Bloglavoro |

Pubblichiamo la lettera di Marcello che racconta la sua storia, con un po’ di amarezza ma anche con la consapevolezza che in fondo ha raggiunto uno status migliore di tanti suoi coetanei. Un racconto comunque agghiacciante nella sua semplicità, su come i talenti di questo Paese vadano inevitabilmente a perdersi.

Cara Redazione,
seguo con molto interesse questo blog. Vi ringrazio per avermi risposto in un paio di occasioni per questioni relative a concorsi pubblici che avevo tentato. Oggi non vi scrivo per un consiglio, vorrei raccontare la mia storia che ritengo emblematica per la mia generazione.

Ho 32 anni, provengo da una famiglia benestante e normale. Mi sono laureato a 24 anni in Economia e Commercio alla Cattolica di Milano, con 110 e lode e una tesi di economia aziendale. Durante gli studi ho fatto un Erasmus, poi un progetto Socrates post-laurea e infine un master in Organizzazione e Management dei Processi Distributivi. Ho studiato molto, lavorato duramente e non ho lasciato niente al caso.

Dai 25 ai 30 anni ho fatto nell’ordine: due stage di sei mesi perché non avevo esperienza per ambire ad altro, con solo rimborso spese; un anno in un call center per una nota carta di credito; otto mesi in un call center facendo marketing di prodotti finanziari; tre anni in un gruppo bancario con contratto di formazione, scaduto il quale ne hanno assunti altrettanti con contratto di formazione e a noi ormai “troppo vecchi” non hanno rinnovato il contratto; sei mesi in un customer care per prodotti assicurativi.

Scaduto l’ultimo contratto e non rinnovato, mi sono reso conto che ero diventato troppo vecchio per il mercato del lavoro, che era difficile anche solo ottenere un colloquio e che le mie competenze date dalla laurea si erano ormai “atrofizzate”, mentre mi perdevo dietro a mille lavori sottopagati. Ho letteralmente “deposto le armi”, sono restato a casa senza cercare più lavoro e uscendo per vagare a caso dove capitava. Ho conosciuto dei ragazzi che si guadagnavano da vivere suonando per strada e visto che non sono male con la chitarra, mi sono unito a loro. Solo che loro suonavano a Milano, io avevo paura di essere riconosciuto da qualche ex collega o da amici, a cui non avevo detto niente. Inoltre a Milano si paga per suonare per strada, non vale la pena.
Da due anni, nel weekend prendo il treno e
vado da qualche parte, Padova, Verona, Reggio Emilia, Parma, Savona, a volte arrivo fino a Siena, Firenze e d’estate mi concentro sull’Emilia Romagna, sulle località di mare soprattutto. Suono per strada, raccolgo 50-60 euro al giorno e mi bastano per vivere una settimana, grazie anche alla pensione di mia madre e allo stipendio di mio fratello che ha avuto più successo di me nel lavoro avendo scelto una laurea in ingegneria civile. D’estate mi capita anche la fortuna di suonare in qualche locale all’aperto e guadagno qualcosa di più.

Fatti i conti, guadagno infine un po’ di più di quando lavoravo nei call center o nelle compagnie di assicurazione, non sono però obbligato a lavorare otto ore per farmene pagare quattro e non devo spendere mezzo stipendio in mezzi pubblici e auto. Ho ridimensionato per forza le mie aspettative, ma mi va bene così. Ogni tanto faccio ancora qualche colloquio, ma poi mi offrono il solito posto sottopagato, faccio due conti e concludo sempre che rispetto a suonare per strada non mi conviene.

Ho fatto un conto che avrei voluto fare a 19 anni, quando mi sono iscritto all’università. Una media di 1200 euro al mese al netto di spese (a dicembre e gennaio o agosto si va anche sui 3000 al mese) per 12 mesi all’anno, per 13 anni fanno 187.000 euro. E’ quello che avrei oggi se non mi fossi messo a studiare in un Paese in cui vale la raccomandazione e niente la laurea e se non avessi accettato quelle gigantesche perdite di tempo e denaro, quelle umiliazioni colossali che sono gli stage e i contratti a progetto.

Un caro saluto,

Marcello

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  1. 14 Responses a “MARCELLO, DA BRILLANTE LAUREATO A MUSICISTA DI STRADA”

  2. Scritto da Daniela il 28 Apr , 2009 | Rispondi

    Ma non basta avere una laurea per lavorare! Mio fratello si è laureato alla cattolica, non ha preso il massimo dei voti, quando ha visto che a Milano, non c’era il tipo di lavoro che voleva fare, ha fatto domanda proprio sul sito della Cattolica ed ha trovato lavoro all’estero. Oggi a 8 anni di distanza potrebbe tornare in Italia, con l’esperienza maturata, ma non lo fa perchè avrebbe uno stipendio minore. Quando hanno cominciato a licenziare nella sua azienda, mi disse:”in Lussemburgo c’è tanta campagna. Vuoi vedere che imparo a lavorare la terra??” Il lavoro ce l’ha ancora e pure il suo spirito di sacrificio, che non significa farsi mettere i piedi in testa e farsi sfruttare in continuazione. Piuttosto mettete la laurea in tasca e riciclatevi in altri lavori. Lasciate i master vuoti, che non servono a nulla, lasciate gli stage vuoti che non servono a niente, e quando avranno veramente bisogno di qualcuno vedrete che dovranno assume e soprattutto pagare…ma finchè voi preferite fare i precari piuttosto che sporcarvi le mani, ci sarà sempre qualcuno disposto a sfruttarvi!!!

  3. Scritto da niles il 28 Apr , 2009 | Rispondi

    grande risposta Daniel! d’accordissimo!

  4. Scritto da Marilena il 28 Apr , 2009 | Rispondi

    Ciao, mi chiamo Marilena e ho 37 anni. Anche io come tanti altri mi sono laureata nella speranza di dare una giustificazione a tutti i sacrifici fatti e poi ho accettato di lavorare per pochi soldi e fatto corsi e sottocorsi per riempire un curriculum che ora a stento leggono, anzi riportano come automi in una banca dati che è lontana anni luce dalla mia posizione nel mondo. E me ne sono accorta troppo tardi che tanto le competenze e la buona volontà non sono requisiti indispensabili per ottenere un lavoro. Anzi più vado avanti e più penso che anche le agenzie di fornitura di lavoro stanno in piedi solo per consentire ad un numero chiuso di persone di usufruire di preziosi posti di lavoro.
    Non ultima la assoluta incompetenza di alcune persone che si trovano all’interno, che anzichè dare segni di ottimismo, scoraggiano già prima di inserire quei famosi dati nella banca dati esistente; i colloqui avvengono al desk del front office in modo che la privacy va a farsi benedire e pure la tua dignità, visto che non hai il coraggio di far notare che questo modo di lavorare è aberrante. Vivo nella mia attuale città da quattro anni (visto che quella di origine ho dovuto lasciarla per cercare lavoro) e nonostante sia iscritta in tutte le agenzie, non mi hanno mai chiamata. Ci sarà un perchè? Non ho mai avuto pretese manageriali, al contrario ho trovato per un po’ di tempo un lavoro faticosissimo che mi occupava dalle sei di mattina.
    Marcello, ho grande ammirazione per la tua forza di volontà e per capacità di intraprendere strade nuove. Io credo che prima o poi tutti i nodi vengano al pettine e riuscirai a godere di quei privilegi che solo persone ostinate come noi sanno inventarsi.
    Buona vita
    Marilena

  5. Scritto da Giovanni il 28 Apr , 2009 | Rispondi

    In tutta onestà se potessi tornare indietro non rifarei l’università e sicuramente non obbligherò mio figlio a farla.
    In Italia, e soprattutto al sud, la situazione è disastrosa. E’ vero ho la “fortuna” di lavorare in una azienda a tempo indeterminato ma non sono per niente realizzato perchè sono sottopagato e strasfruttato. Sto provando a cambiare lavoro ma ormai mi trovo in una situazione nella quale non sono più appetibile perchè ho troppa esperienza e quindi la mia retribuzione dovrebbe essere certamente più alta di un ragazzo senza esperienza che sfruttano a 900 euro.
    Ragazzi….chi può FUGGA VIA DALL’ITALIA!!!!

  6. Scritto da federico il 28 Apr , 2009 | Rispondi

    a me questa storia sembra incredibile.

    appena laureato non ha tentato la strada del commercialista?

    due stage che evidentemente non sono serviti a niente… mentre li faceva non si accorgeva che stava perdendo tempo?

    più di un anno in call center??? ma chi glielo ha fatto fare? ci potrai stare due, tre mesi in call center ma se sei un minimo sveglio ti trovi qualcosa di meglio alla svelta.

    e poi tre anni con contratto di formazione?????

    ma andiamo… e tutto questo a milano dove le opportunità non mancano di certo.

    io mi stupisco che sia riuscito a laurearsi con 110

  7. Scritto da Luce il 29 Apr , 2009 | Rispondi

    caro federico,
    purtroppo non è facile rendersene conto subito ceh gli stage non servono a niente… tutti ti dicono che devi fare esperienza e che prima o poi il contratto arriva… non credo che se ci fossero tutte queste opportunità una persona laureata e qualificata sceglierebbe di farsi sfruttare per partito preso

  8. Scritto da Redazione Bloglavoro il 29 Apr , 2009 | Rispondi

    Noi di storie come queste ne vediamo continuamente purtroppo. Però mi sembra che stiate infierendo con un po’ troppa violenza su questo ragazzo che non sostiene né di aver fatto la cosa giusta né tantomeno di essere migliore di altri.

    @Daniela: tuo fratello sarà senz’altro un mito pieno di risorse, ma se tutti prendiamo e ce ne andiamo all’estero, tu cosa fai? :) Vieni con noi o fai la disoccupata qui? Perché vedi, è anche questo che sta succedendo: se tutti cominciano ad andare GIUSTAMENTE all’estero, la produzione in Italia cala e prima o poi ci andiamo di mezzo tutti, non solo quelli che ora vi sembrano poveri sfigati senza spina dorsale. Francamente il giudizio mi è sembrato un po’ troppo altezzoso e saccente, delle volte sarebbe anche il caso di fermarsi a pensare invece di giudicare e basta.
    Io ho una laurea simile a quella di questo ragazzo, ho una bella posizione e uno stipendio di cui non mi lamento per nulla. In Italia. Quindi cosa faccio, mi metto a giudicare tuo fratello come fallito perché è dovuto andare fino in Lussemburgo per trovare un lavoro?! Non mi pare proprio il caso, no? Cerchiamo invece di ragionare guardando le cose da altre prospettive. Marcello ha fatto una scelta che magari possiamo non condividere ma che alla fine a lui sta bene. E’ un’esperienza, magari a qualcuno serve.
    Non credo che il mio avere un lavoro e uno stipendio commisurato ai miei titoli di studio mi autorizzi a giudicarlo come un pirla, scusa la franchezza… magari io ho solo avuto più fortuna di lui, delle volte fa molto anche quella ;)

    @Giovanni: sì, purtroppo la realtà italiana inizia a essere vagamente pesante. A volte si ha la percezione che sia addirittura “ribaltata”, ovvero… 900 euro al mese sono lo stipendio di una apprendista parrucchiera di 20 anni e anche lo stipendio medio di un trentenne laureato.
    Però io non ho ancora deciso cosa consiglierò ai figli :) Spero che intanto le cose cambino…

    @Federico: se tutti quelli laureati in economia e commercio facessero i commercialisti… auguri! Ce ne sono già troppi così di commercialisti (e anche lì si fa la fame a volte).
    Il giudizio mi sembra un po’ troppo pesante francamente… tra l’altro credo che li abbia chiamati call center per rendere comprensibile la lettera perché a occhio e croce si tratta di servizi finanziari inbound, in linea con la sua laurea. In altri paesi europei le compagnie di assicurazione, finanziarie ecc. assumono laureati in materie economiche per un servizio clienti di qualità, pagando però stipendi commisurati.
    In quanto poi al fatto che a Milano “non manchino le opportunità” mi spiace ma sono molto scettico, visto che faccio proprio un lavoro di HR e a Milano ;) Forse anni fa, ma ora la metà almeno dei recruitment riguardano stage. Il mercato del lavoro è quasi fermo, anche a Milano, mi spiace.

  9. Scritto da Controventista il 30 Apr , 2009 | Rispondi

    E’ molto triste, però Marcello sii felice, quello che fai adesso è comunque lode, la musica è sempre lode e chi continua a tenere in piedi questo sistema scolastico, che sono gli stessi che dettano le leggi del mercato del lavoro, un giorno avranno la loro ricompensa e non vorrei mai essere nei loro panni. La legge fisica che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria è sempre valida.

  10. Scritto da Guytarman il 10 May , 2009 | Rispondi

    Marcello sei un grande,
    anch’io mi sono dedicato anima e corpo alla chitarra, dopo una laurea in Scienze Politiche (ovviamente con 110, con Erasmus e Leonardo all’estero) ed un anno in una orribile agenzia immobiliare. Diciamo che le armi le ho “deposte” un po’ prima di te, e credo di aver fatto proprio bene! Resisti!

  11. Scritto da Antonio il 18 May , 2009 | Rispondi

    Ciao,
    io sono un laureando in una materia simile a quella di Marcello, sono diplomato geometra e per diversi anni, prima di decidere di percorrere la strada dell’università, ho lavorato in diversi settori come tecnico.

    Nelle varie agenzie del lavoro on-line, ho inserito dei CV sia per una posizione da laureato, sia per quella da geometra con esperienza…risultato? Mi contattano solo come geometra.

    Le posizioni più “importanti” richiedono una “visibilità” che va oltre i titoli che una persona possiede (..purtroppo), il problema vero in Italia è che pochi partono da “posizioni iniziali di vantaggio”, ed il resto…. si arrangia; se ci mettiamo dentro il lavoro nero e l’immigrazione, abbiamo disegnato le prospettive di impiego dell’italiano medio….

  12. Scritto da Redazione Bloglavoro il 26 May , 2009 | Rispondi

    Sì Antonio, hai perfettamente ragione! Molto vero anche il fatto che sono ormai più richiesti i profili tecnici con diploma superiore che quelli di alta qualificazione con laurea.

  13. Scritto da beppe il 25 Mar , 2010 | Rispondi

    E’ una descrizione realistica e centrata.a 52 anni laureato con un curriculum pluridecennale di livello medio alto, dopo solita “ristrutturazione” d’azienda che poi ha chiuso sono a spasso.Lavori saltuari e ultimamente un call center.Dato che suono mica male e la musica è da sempre una delle mie ragioni di vita, mi sto orientando sul suonare in strada.MI piace e mi fa sentire vivo.Soldi a volte sì a volte no ma…keep on bluesin!!!!

  14. Scritto da Redazione Bloglavoro il 14 Apr , 2010 | Rispondi

    Segnaliamo questo libro per chi vuole avviare un’attività in proprio:
    http://www.bloglavoro.com/2010/04/13/un-libro-che-devono-leggere-tutti-coloro-che-vogliono-aprire-unattivita-in-proprio.htm

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