LA TRUFFA DEI CALL CENTER: COINVOLTE PHONEMEDIA, B2B, MULTIMEDIA PLANET, MULTIVOICE, SOFT4WEB

Come avevamo già anticipato a gennaio, quando quasi nessuno si occupava del caso Phonemedia, il bubbone è scoppiato. A gennaio infatti scrivevamo che la società Phonemedia, leader dei call center in Italia, un colosso del telemarketing, stava di fatto chiudendo le proprie sedi in tutta Italia. IN SILENZIO. A farne le spese erano i circa 7000 lavoratori i quali non percepivano lo stipendio da mesi e dei quali, purtroppo, non se ne parlava in nessun notiziario o canale televiso italiano. Pochi anche i siti e quotidiani online che ne hanno parlato a parte Bloglavoro.com e le notizie che ci arrivavano dai diretti interessati erano quelle di una bomba sociale pronta a esplodere. E così è stato.

CATANIA – Una presunta truffa allo Stato di circa 34 milioni di euro realizzata con una rete di società italiane ed estere che riuscivano a ottenere finanziamenti pubblici attraverso la costituzione di contact center, aziende che vendono software a clienti del settore televisivo e della telecomunicazione, in Piemonte, Puglia, Calabria e Sicilia è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Catania. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore capo etneo Vincenzo D’Agata e dal sostituto della Dda Antonino Fanara, sono indagate 11 persone, nei cui confronti i militari delle Fiamme gialle stanno eseguendo un’ordinanza cautelare emessa dal Gip Francesca Cercone. Il giudice ha disposto anche il sequestro di beni per 130 milioni di euro riconducibili a quattro società e agli indagati, compresa una barca a vela di oltre 20 metri, vincitrice di diverse regate oceaniche e nota per essere stata il set cinematografico del film del 1989 ‘Ore 10, calma piatta’ del regista Phillip Noyce, che aveva tra i protagonisti anche l’attrice Nicole Kidman. Le indagini della Guardia di finanza di Catania avrebbero permesso di ricostruire l’esistenza di complesso gruppo societario a ‘piramide’ organizzato con il sistema delle ‘scatole cinesi’, allo scopo di rendere difficile qualunque tipo di accertamento fiscale e patrimoniale. Complessivamente sono 10 le persone arrestate, a cinque delle quali sono stati concessi i ‘domiciliari’. E’ attualmente irreperibile un indagato che si troverebbe all’estero. Al centro dell’inchiesta ci sono progetti finanziati dal ministero dello Sviluppo economico per un ammontare di 44 milioni di euro, 34 dei quali circa già concessi, a favore di quattro società: la B2b con sede legale a Catania ma operante a Trapani, la Multimedia planet con sedi a Trapani e Bistritto (Bari), la Multivoice di Lametia Terme (Catanzaro) e la Soft4web di Vibo Valenzia. Secondo l’accusa la truffa verteva sull’acquisto, con finanziamenti di Stato ottenuti con la legge 488, del ‘codice sorgente’ di un software di gestione di call center, che secondo la polizia postale di Catania non sarebbe però mai stato utilizzato perché presentava un bug di difficile soluzione informatica e che era prodotto da due aziende che avevano sede all’estero. Le indagini della guardia di finanza avrebbero permesso di appurare l’esistenza di anomale fatturazioni fra ‘gruppi’ e aziende, che per la Procura di Catania erano soltanto apparentemente estranee tra loro, ma in realtà erano collegate. Con questo sistema, ritiene l’accusa, sarebbe stato possibile “svuotare le cassa dei call center a favore di conti correnti, aperti in banche svizzere e orientali, da società organicamente poste in posizione ‘superiore’ nella catena di controllo a ‘piramide’”. Alcuni dei promotori della truffa, secondo l’accusa, prestavano la propria consulenza alla società fornitrice del software, per il quale avrebbero ricevuto i contributi, affinché fosse utilizzabile almeno a livello dimostrativo per ingannare gli ispettori ministeriali preposti al controllo. Per il procuratore capo D’Agata e il sostituto Fanara, “erano tre degli indagati i veri ideatori e promotori” di quella che i magistrati definiscono “una e vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati tributari e, soprattutto, di truffe ai danni dello Stato con la richiesta e la percezione di contributi pubblici non dovuti”.

SISTEMA SOCIETA’ A ‘PIRAMIDE’ - C’é un gioco di società a ‘scatole cinesi’ al centro della presunta truffa da circa 34 milioni di euro scoperta dalla guardia di finanza di Catania che ha portato la Procura etnea alla richiesta e all’ottenimento di un’ordinanza di custodia cautelare per 11 indagati e al sequestro beni preventivo per 130 milioni di euro. Tutto sarebbe stato creato da tre indagati che sono ritenuti dall’accusa i promotori dell’iniziativa: Ermanno Traverso, di 56 anni, originario di Torino ma residente a Londra; Giancarlo Catanzaro, di 50 anni, originario di Genova ma residente in Svizzera; e Giancarlo Grenci, di 40 anni, originario di Milano ma residente in Svizzera. I primi due sono stati arrestati, il terzo è attualmente irreperibile. Il sistema, secondo, l’accusa è ‘piramidale’. Alla base della struttura ci sono le quattro società di contact center che forniscono servizi e software a call center: la B2b con sede legale a Catania ma operativa a Trapani, la Multimedia planet con sedi a Trapani e Bistritto (Bari), la, Multivoice di Lametia Terme (Catanzaro) e la Soft4web di Vibo Valenzia. Le quattro società, secondo la ricostruzione della guardia di finanza di Catania, sono di proprietà al 100% di Amt Italia, srl, che ha sede a Torino, che è controllata al 100% dalla lussemburghese Amt Europa sa. Quest’ultima a sua volta è controllata integralmente da una società di diritto con sede in uno degli Stati ‘paradisi fiscali’ degli Usa, il Delaware, che ha uffici in Svizzera, che è “gestita” dalla Techne capital Ltd con uffici in Svizzera e Singapore. Le due società ‘madri’, hanno accertato gli investigatori delle Fiamme gialle, sarebbero state gestite da proprio da Ermanno Traverso e Giancarlo Catanzaro, che sarebbero gli amministratori non soltanto delle società estere ma di ‘fatto’ i veri controllori di tutta la ‘catena’ dettando le operazioni di finanziarie di Amt Europa e Amt Italia. E a ‘caduta’ sulle altre quattro società alla ‘base’ della ‘piramide’. Traverso e Grenci, inoltre, sarebbero anche i fornitori del ‘software’ incriminato attraverso società a loro riconducibili: la Virinchi international limited, con sede in una fattoria isolata della Nuova Zelanda nonostante abbia un fatturato di oltre 90 milioni euro di cui Grenci è direttore e che è nata da una costola dell’indiana Virinchi consultants del cui consiglio direttivo era componente Traverso; e la Viviobio Ltd di Dublino, creata da Grenci, che cede alla Soft4web prodotti per poche migliaia di euro da una società di Hong Kong, la Dason tecnologies, che gli investigatori ritengono riconducibile a Traverso, che sarebbe stato in possesso di una delega a operare sui conti correnti.

ACCERTAMENTI ANCHE A PHONEMEDIA – Nell’ambito dell’inchiesta ‘Call center connection’ della Procura di Catania accertamenti tecnici sono stati eseguiti a quella che la guardia di finanza definisce la “collegata galassia Phonemedia, società Raf di Novara”, azienda per la quale il 26 aprile scorso il Tribunale di Novara ha disposto l’amministrazione straordinaria e i cui lavoratori senza stipendio attendono la cassa integrazione straordinaria. In particolare indagini nella Raf di Novara sono state eseguite da agenti della polizia postale di Catania che hanno studiato i software al centro dell’indagine, che sarebbero dovuti servire nella gestione dei call center e per le attività di marketing, comprendendone le caratteristiche e le complesse modalità di funzionamento. Agenti della polposta etnea hanno anche eseguito perquisizioni informatiche in vari call center e, secondo l’accusa, sarebbero riusciti a dimostrare che di fatto i programmi non solo spesso non venivano utilizzati nelle varie sedi ma che in alcuni casi i programmi non erano nemmeno funzionanti. In seguito, la Polizia Postale ha svolto le perizie tecniche sul considerevole materiale informatico sequestrato rilevando ulteriori elementi utili alle indagini e recuperando dati cancellati sulle varie memorie.

UN PIANO ANCHE IN ABRUZZO – Realizzare una joint venture in Abruzzo con la Regione dopo il terremoto per ottenere fondi per costruire un centro di ricerca per produrre carburante ecologico, con una formula già sperimenta negli Usa ma rivelatasi assolutamente inefficace, per avere contributi che lo Stato avrebbe speso nella ricostruzione. E’ uno dei progetti a cui lavora uno degli indagati dell’operazione Call center connection che è intercettato, nell’aprile del 2009, dalla guardia di finanza. Nella telefonata ascoltata dagli investigatori un uomo rimasto sconosciuto dice che presto avrà “una certificazione americana” che gli permetterà di fare “il primo carburante al mondo bio-degrabile”. E che per questo “bisogna fare uno stabilimento che produce la sostanza” e fare aggiungere da un esperto “degli ingredienti che non servono a un cazzo, in modo che nessuno ci capisca nulla”. L’uomo spiega all’imprenditore indagato perché la scelta dell’Abruzzo: “per la visibilità con il mondo intero”, perché “donando” parte del ricavato sarà più facile “avere le autorizzazioni nell’iter burocratico” ma soprattutto perché “ci vorranno 20 anni per accertare che alla fine è un prodotto di merda…”.

GLI ARRESTATI – Sono 10 complessivamente le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catania nell’ambito dell’operazione Call center connection per una presunta truffa allo Stato da 34 milioni di euro. La Guardia di Finanza ha arrestato Ermanno Traverso, di 56 anni, originario di Torino ma formalmente residente a Londra; Giancarlo Catanzaro, di 50 anni, originario di Genova ma residente in Svizzera; Giuseppe Benedetto Dellisanti, di 57 anni, di Milano; Matteo Gianni, di 36 anni, di Torino; e Massimo Piermarini, di 45 anni, di Bolzano. I militari delle Fiamme Gialle invece, su disposizione del gip, hanno messo agli arresti domiciliari Gianna Tavella, di 47 anni, di Torino, Andrea Fornasari, di 44 anni, di Ferrara, Vittorio Maruzzi, di 50 anni, di Milano; Giuseppe Battaglia, di 49 anni, di Milano; e Marco Mannucci, di 36 anni, di Catanzaro. Un undicesimo indagato, Giancarlo Grenci, di 40 anni, nato a Milano ma residente in Svizzera, destinatario di ordine di custodia cautelare in carcere, è attualmente irreperibile.

FONTE: Ansa

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