MILANO – “Oltre il 30 % dei lavoratori europei soffre di salute per motivi legati al lavoro”. Così afferma Claudio Lucifora, professore di Economia all’Università Cattolica di Milano e autore di uno studio sulla salute mentale in relazione alle condizioni di lavoro, tema al centro del convegno “Le implicazioni economiche e sociali della salute e della sicurezza sul lavoro”, in corso il 2 e 3 luglio 2010) presso l’ateneo milanese. Un tema particolarmente importante, vista l’entrata in vigore, il prossimo 1 agosto, dell’obbligo di verifica del rischio di stress da lavoro. “È un argomento di cui ci stiamo accorgendo solo ora, con un po’ di ritardo -sottolinea Lucifora-. Lo stress test può essere utilissimo se si riuscirà ad indicare un modo adatto per effettuarlo. Più che un sistema sanzionatorio, credo sia necessario agire in positivo, enfatizzando i miglioramenti che si potranno ottenere a lungo termine”. Per di più, potrebbe rivelarsi utile anche come strumento di contrattazione per i lavoratori: “A maggiore stress dovrà corrispondere un maggiore salario”, suggerisce Lucifora.
Lucifora (economista): “Oltre il 30 % dei lavoratori europei soffre di salute per motivi legati al lavoro”. Dal 1 agosto obbligatorio un test “per valutare i rischi della salute mentale nelle aziende italiane”
In una prima stesura della ricerca, che copre un lasso temporale che va dal 1995 al 2005 e che riguarda 15 Paesi europei, il professor Lucifora notava che, oltre alla qualità dell’impiego, anche le condizioni generali del mercato del lavoro di un determinato Paese incidono enormemente sulla salute mentale del lavoratore. “Con il paradossale risultato che i Paesi scandinavi, in cui ogni persona è sottoposta a molta pressione per via delle alte performance richieste, si trovano allo stesso livello della Grecia, dove le condizioni di lavoro sono pessime. I due dati, in qualche misura, si controbilanciano: affinché non ci sia stress per chi lavoro deve esserci equilibrio”, spiega l’economista. E l’Italia? “Da noi -conclude il professore – il mercato è scisso in due: da un lato ci sono i lavoratori con un posto fisso e ampie garanzie, dall’altro invece i precari senza nessun contratto, che sgomitano in un mercato regolato in modo rigido che non offre loro né tutele né alcuna autonomia”.
FONTE: Inail Sportello Disabili, Milano




















